Centenario del Patto

Centenario del Patto (2)

In un articolo pubblicato in occasione del centenario del Patto o Segreto di riuscita abbiamo invitato Sorelle e Fratelli a condividere le proprie testimonianze sull'efficacia del Patto o Segreto di riuscita nella loro vita. In attesa dei prossimi contributi, presentiamo la testimonianza di don Innocenzo Dante, che ha collaborato con la Provvidenza per far rinascere la Società San Paolo in Polonia.

 

Non io, ma la Provvidenza



Il segreto di riuscita? La risposta ci viene dal nostro beato Fondatore, che di “riuscite” secondo il Signore ne ha sperimentate molte. Egli disse e ripeteva: Con la fede e l’umiltà si può ottenere tutto.

In effetti, la stessa preghiera del “patto”, l’Alberione la scrisse e la pronunciò, lui per primo - come ha testimoniato il beato Timoteo Giaccardo - nel lontano 7 gennaio 1919, precisando che chi non si sentiva di pronunciare questo patto con il Signore, rimaneva libero di non farlo.

Don Alberione, profondamente e totalmente uomo di Dio, fin dall’infanzia aveva appreso che tutto si realizza come un amoroso progetto della Divina Provvidenza. Si sa che nello stesso stemma del casato della famiglia Alberione – inizialmente “Albrione” – vi era scritto: In te Domine speravi. E quindi non possiamo non ritenere che il nostro Beato Fondatore avesse assunto per sé questa convinzione e questo programma di vita: Tutto viene da Dio, tutto deve procedere secondo Dio e tutto deve essere a Lui riferito; come san Paolo: Da me nulla posso, con Dio posso tutto in colui che mi dà forza (cfr Fil 4,13).

Don José Antonio Pérez, nostro ex postulatore generale per la causa dei Santi, annotava opportunamente: «A riguardo del “patto” non siamo di fronte ad una semplice formula magica dalla sorprendete efficacia che con il solo pronunciarla produce i suoi effetti benefici. Non si tratta di una semplice formula, ma dell’esperienza viva di una vera alleanza con Dio e il suo strumento che mette a prova e fa crescere l’impegno e la fede del credente, che consegna se stesso nelle mani del suo Creatore, riconosciuto come sorgente unica di vita e di fecondità in tutto».

Personalmente, pur consapevole di tanta mia povertà – per cui sono sempre stato convinto che se la Provvidenza avesse trovato uno più povero di me l’avrebbe scelto – sono altrettanto convinto che rientrava nei disegni della Provvidenza la nostra “rinascita” in Polonia, e io ne sono stato solo lo strumento. «Una matita nelle mani di Dio» diceva di sé Madre Teresa di Calcutta; ma io potrei dire – e ne chiedo perdono per tante incorrispondenze – “una matita spuntata” nelle mani di Dio. Ma il fatto di essere stato nelle mani di Dio e Lui protagonista, ha prodotto la nostra rinascita e il suo sviluppo. Ecco perché, pensando alla nostra realtà polacca, ripeto sovente e con convinzione: la nostra provvidenziale “rinascita”, attribuendo ai primi don Ravina e don Robaldo il merito per aver collaborato alla “prima nascita”, e solo al Signore Provvidente la nostra “rinascita”. Non a me!

Che dire ancora? Certamente il segreto di ogni riuscita, cioè di ogni azione che porti frutto, risiede nell’affidarsi al Signore, nel farsi guidare da Lui, nel confidare in Lui:Da me nulla posso, con Dio posso tutto.

Nella catechesi di domenica 19 gennaio 2014, papa Francesco rifletteva: “…forse ognuno di noi ha una tormenta nel cuore, forse ha un buio nel cuore, forse si sente un po’ triste per una colpa”; per essere sollevati da questi pesi la risposta è Gesù: “Lui è venuto a togliere tutto quello (il buio), lui ci da la pace, lui perdona tutto”; “Gesù mai ha smesso di essere agnello, mite, buono, pieno d’amore, vicino ai piccoli, vicino ai poveri“.

E l’amore di Gesù non è un amore parziale; il suo amore, ha sottolineato papa Francesco “toglie il peccato con radice e tutto: questa è la salvezza di Gesù“. Dobbiamo quindi avere fiducia in Gesù. Tante volte abbiamo fiducia nel medico, nei familiari, nei fratelli piuttosto che negli amici ma dimentichiamo la fiducia nel Signore!”. Facendo così, ha ribadito il Papa, dimentichiamo la cosa più importante, poiché “Questa è la chiave del successo nella vita: la fiducia nel Signore!”. “Affidarci al Signore è una scommessa che dobbiamo fare“, ha concluso il Pontefice, “e Lui mai delude, mai!“.

Ora è chiaro dove risieda il vero segreto di riuscita: nell’affidarsi al Signore, nel fidarsi di Lui.

Posso attestare che tutti i primi passi della nostra rinascita rientrano in questa logica spirituale, ed anche umana: la certezza che rientrava in un progetto di Dio, al quale io dovevo assecondare con tutto me stesso e valorizzando tutti i mezzi. Qualcun diceva ch’io fossi molto furbo anche nell’affrontare difficoltà burocratiche e doganali. Io dico che pregavo e mi fidavo della Provvidenza.

Nei molteplicità viaggi Italia-Polonia-Italia che feci – forse più di cento, poiché nei primi anni dal 1977 potevo venire solo con il permesso rilasciatomi dal Consolato polacco a Roma – quanta fiducia nel Signore nutrivo nel cuore; quanti rosari per poter passare le diverse frontiere doganali: Austria, Cecoslovacchia, Polonia, e tutto risultava positivo, senza alcuna difficoltà: Come potrei pensare che non fosse la Provvidenza che mi guidava? L’allora superre generale don Renato Perino mi ripeteva: Caro Dante, anche a nome della Congregazione devo ringraziarti per quanto stai facendo: ti fidi sempre della Provvidenza e la Provvidenza agisce sempre con te. È vero: non io, ma la Provvidenza!

Ecco allora il segreto di riuscita, di ogni riuscita: fidarsi della Provvidenza, affidarsi alla Provvidenza, essere certi che Dio è il protagonista di ogni nostra storia umana e spirituale. A noi solo di lasciarLo operare.

 

Sac. Innocenzo DANTE

10 aprile 2019

In un articolo pubblicato in occasione del centenario del Patto o Segreto di riuscita abbiamo invitato Sorelle e Fratelli a condividere le proprie testimonianze sull'efficacia del Patto o Segreto di riuscita nella loro vita. In attesa dei prossimi contributi, presentiamo la prima testimonianza di una nostra sorella, che vorrebbe rimanere anonima.


 

Dopo due mesi di mare siamo sbarcate in Corea. Era il 1964. Il primo impatto con la lingua è stato molto duro. Per impararla, tanto era difficile, bisognava andare a scuola. Per me che avevo frequentato solo la scuola elementare risultava ancora più difficile. Allora ho cominciato a pregare il Patto o Segreto di Riuscita: “Signore, sono incapace e insufficiente, ma credo che se tu vuoi, a te tutto è possibile”. Con questa fiducia sono andata avanti e ho imparato tanto da farmi capire.

Poi mi è stata affidata la legatura. Anche qui non ero capace, non l’avevo mai fatto, ma ancora una volta interviene il Patto: “Signore, mi vedo debolissima, ignorante, incapace, insufficiente in tutto, ma so che tutto ciò che tu vuoi si compie”.

Dopo qualche anno le giovani aumentavano ed era necessario che una persona si prendesse cura di loro. Anche questa volta toccava a me: dovevo presentare la Congregazione dalle origini. Vi assicuro che la prima volta che sono salita in cattedra mi tremavano le gambe. Ho parlato a loro del Patto che Alberione pregava prima di ogni attività particolarmente impegnativa e allora, prima di ogni lezione, insieme pregavamo il Patto.

La prima volta ho spiegato l’intuizione di Alberione: dieci Famiglie per annunciare Gesù Maestro Via Verità e Vita al mondo intero. Ho fatto i nomi delle dieci Famiglie religiose e ho chiesto se avevano capito qualche cosa. Mi hanno risposto: “Noi non guardiamo ciò che dici, ma ciò che fai”. Il giorno dopo mi hanno fatto trovare un disegno con un grande albero. Al centro Alberione e intorno le dieci Congregazioni.

Questo è stato il PATTO per me.