
Una bella notizia da vivere
L’amore al Vangelo permea tutta la vita, la vocazione e la missione
del beato Don Giacomo Alberione. E’ lui per primo a sentirsi
destinatario di una “bella notizia” che riempie la sua esistenza,
gli indica un grande ideale, lo sprona a sentirsi messaggero della
grazia presso il mondo contemporaneo, dove vuole spargere il lievito
evangelico nelle leggi, nei costumi, nella scuola, nel lavoro, in
ogni ambito sociale, attraverso i mezzi più celeri ed efficaci che
il progresso fornisce. Nelle sue numerosissime esortazioni
sull’importanza di leggere, assimilare e annunciare il Vangelo non
fa che comunicare un’esperienza profonda e vitale, scaturita da
quella “luce” che accompagna tutti i punti chiave della sua storia.
Potenza e sapienza di Dio
Come Paolo, che diceva di sé “L’amore di Cristo mi spinge” (2Cor
5,14), anche il Beato Giacomo Alberione, agli albori del XX secolo,
si sente mosso interiormente da un appello d’amore di
Gesù-Eucaristia, che ha sete di attirare a sé tutti gli uomini e lo
spinge a iniziare un nuovo apostolato e una nuova famiglia
religiosa. Il giovane sacerdote piemontese inizia un’incredibile
avventura che nell’arco di alcuni decenni lo porta a dar vita a
innumerevoli realizzazioni: parte nel 1914 con un piccolo gruppetto
di ragazzi e l’incarico di direttore del giornale diocesano di Alba
per arrivare in seguito ad essere Fondatore di congregazioni
religiose e istituti secolari, di imprese editoriali cattoliche in
tutto il mondo, e di una rete di librerie che voleva sorgenti di
luce e calore per tutti coloro che le frequentavano.
Dall’originario interesse per il mondo della stampa passa alla
consapevolezza che la Chiesa di oggi deve essere presente nel
cinema, nella televisione, nel mondo della musica e in ogni campo di
progresso della comunicazione umana.
Partecipando al Concilio Vaticano II, ha visto riconosciute nei
documenti conciliari tante intuizioni che gli erano costate un lungo
travaglio di realizzazione. Fedele al motto paolino “Mi protendo in
avanti” e all’impegno di progredire un poco ogni giorno, ha
continuato fino alla fine della sua vita a inventare cose nuove, a
desiderare iniziative sempre più numerose ed efficaci di
evangelizzazione nel mondo contemporaneo. Tra queste iniziative
meritano un risalto particolare proprio le innumerevoli “Giornate
del Vangelo” e la “Settimane bibliche” che hanno portato il testo
sacro ovunque, nelle case, nelle fabbriche, nelle scuole, e in tanti
altri luoghi del quotidiano.
Il suo grande interrogativo: ”Quante volte vi ponete il grande
problema: ma… dove cammina, come cammina, verso che meta va questa
umanità che sempre si rinnova ogni secolo almeno, anche di più,
sulla faccia della terra? E l’umanità è come un gran fiume che va a
gettarsi nell’eternità: saranno salvi? Saranno perduti per sempre?”
alimenta ancora oggi la nostra identità di apostoli e di apostole
del Vangelo, intenti a scrutare i segni dei tempi, per entrare in
sintonia con le gioie, le ansie, le angosce e le speranze dei nostri
contemporanei.
La sua capacità di intuizione e di aggiornamento ci sollecita a una
verifica del nostro impegno nella creatività apostolica e
nell’adattamento alle condizioni dei destinatari. Il mondo va
rapidamente evolvendosi; ci ricordava il Fondatore; i centri
abitati, la cultura, il commercio si spostano. Rivoluzioni pacifiche
e rapide avvengono attraverso la stampa, la radio, il cinema, la
televisione, i movimenti politici, sociali, industriali… occorre che
la religione sia sempre presente. Chi si ferma o rallenta è
sorpassato... Portiamo il massimo bene
a tutti.
Un messaggio da comunicare a tutti
Secondo Don Alberione, universalità e pastoralità sono tratti
distintivi dell’apostolato paolino, che parte da un atto d’amore
verso tutte le categorie di persone. I destinatari dell’annuncio
evangelico sono al centro delle preoccupazioni dell’apostolo, con le
loro esigenze concrete, la loro mentalità, il contesto sociale in
cui sono inseriti. Per entrare in contatto con loro non è più
sufficiente limitarsi alle forme tradizionali di pastorale, ma
occorre allargare gli orizzonti e rinnovare i metodi. Come esiste
una predicazione classica attraverso la parola pronunciata
verbalmente, così esiste una predicazione moderna attraverso la
“parola dell’edizione” e quindi i linguaggi della stampa, del
cinema, della radio, della televisione. Essa abbraccia non solo la
trasmissione della dottrina della Chiesa, ma la scienza, le arti,
l’attualità, le questioni politiche ed economiche, lette in chiave
di fede e di prassi cristiana.
«Gesù Cristo insegnò a non aspettare gli uomini, bensì a
cercarli. Come il Maestro, l’apostolo deve
propagare la divina Parola nelle città, nei paesi, nelle case, anche
più remote. Deve valicare i monti, solcare gli oceani, recarsi a
tutti gli uomini... Deve interessarsi delle singole anime, delle
singole famiglie, delle singole parrocchie. Organizzare librerie,
formare zelatori, entrare in tutte le associazioni, convincere i
capi-officina, i capi-scuola, le persone autorevoli… Tutto un lavoro
capillare...» (UPS, IV, 89).
L’evangelizzazione paolina non nasce prima di tutto da un “fare”, ma
da un “sentire” universale e profondo, anzi, da un “sentire-con”, da
una compartecipazione di ideali, sentimenti e aspirazioni che
innesca un dinamismo fecondo di opere e di servizi. Per questo Don
Alberione ritiene che può esser compiuto solo da apostoli e
apostole dal cuore grande, dalla mente aperta e dalla capacità di
adattamento a tutte le situazioni umane.
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