Italia: Il beato Giacomo Alberione e la Vergine dei Fiori

by Venanzio Floriano, SSP
in SSP
on 12 Enero, 2020

La ragione per cui mettere la presenza della statua del nostro beato al Santuario della Vergine dei Fiori è un suo manoscritto, in cui scrive: «Ringraziamo con i sentimenti di Maria nel suo Magnificat; questo tanto più perché alla Madonna dei Fiori in Bra e alla Madonna della Moretta in Alba abbiamo speciali doveri di riconoscenza. Ringraziare Dio per Maria».

È commovente il rapporto che il beato Alberione ha avuto e che ha sempre coltivato con il Santuario della Vergine dei Fiori. I suoi genitori, Michele e Teresa, erano nativi di Bra. Michele è nato alla frazione Chiossa nel 1837, Teresa all’Ercolana nel 1850. Si sono sposati nella chiesa di sant’Andrea l’11 febbraio 1873; Michele e Teresa frequentavano con assiduità questo Santuario e facilmente si sono incontrati e conosciuti in questo Luogo benedetto dal Signore.

Afferma il beato: «La mamma, ci aveva tutti consacrati a Maria, Regina dei Fiori, man mano che siamo nati», appunto perché è la Madonna protettrice delle donne partorienti e dei nascituri. Ha avuto cinque fratelli e una sorella che è morta subito. Stupenda l’affermazione: «Era facile pregare la Madonna quando eravamo piccoli. La mamma ci prendeva le manine, le congiungeva assieme e poi diceva: “Ave, Maria”; e noi, magari un po’ distratti, per far piacere alla mamma pronunciavamo le parole. Quante volte la mamma ci avrà portato in chiesa davanti alla Madonna e ci avrà consacrati a Maria».

Il suo primo impegno mariano tocca proprio questo Santuario. Era una promessa da ragazzi, ma la mamma esigeva già la fedeltà nel mantenere. Scrive: «Avevo nove anni e, tornando da scuola, ho detto lieto alla mamma: “Vedi, mamma, sono stato promosso!”. Ma non osavo dire anche ciò che avevo promesso; ed avevo promesso di accendere una candela alla Madonna dei Fiori. La mamma ha indovinato e quasi mi ha sgridato: “Adagio a promettere! Ma essere poi generosi ad adempiere; va’ e non accendere una candela piccola”» (Mihi vivere Christus est, n. 114).

Il beato ha sperimentato in particolare la protezione della Vergine dei Fiori in un periodo di grave crisi. Era entrato nel Seminario di Bra (ora è una scuola professionale) nel 1897 per compiere gli studi ginnasiali. Il 7 aprile del 1900 sul registro vi è scritto “dimesso”. Non sappiamo che cosa sia successo che abbia determinato una decisione così grave. Di certo rischiò la depressione, tanto che mamma Teresa pellegrinò nuovamente a piedi da Cherasco a questo Santuario per riconsacrare questo suo figliolo alla Vergine dei Fiori raccomandandone.

A 18 anni, due anni dopo le dimissioni, scrive nel suo Diario personale, che intitola “Sono creato per amare Dio”, proprio riferendosi alla Vergine dei Fiori: «La grazia di Dio e Maria mi salvò» (SC 93).

Essendo Maria la protettrice delle donne partorienti e dei nascituri, proprio nella frequenza a questo Santuario, è maturata nel cuore del beato Alberione la profetica intuizione dell’Istituto “Santa Famiglia”.

Alcuni membri di questo territorio, appartenenti all’Istituto “Santa Famiglia”, operano a servizio del Santuario e nel Centro di Aiuto per la Vita (CAV).

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