Il 4 aprile 2019, 135° anniversario della nascita del nostro amato Fondatore, il Beato Giacomo Alberione, le Pie Discepole della Provincia India hanno aperto un nuovo Tabernacolo a Mangalore. Il terreno, situato in un bel luogo panoramico, è stata un dono della famiglia di Sr. M. Alphonsa D'Douza.

Ha presieduto la celebrazione il vescovo di Mangalore, Mons. Peter Paul Saldanha e vi hanno partecipato diversi sacerdoti della diocesi. Nell’omelia, il vescovo ha parlato del Signore eucaristico e dei ministeri che la Comunità realizzerà in questa casa che ha definito "CASA DI POTENZA".

Erano presenti all’evento circa 250 persone, tra cui la Superiora Provinciale Sr. Rose Mary Muttasseril, sorelle Pie Discepole di diverse comunità, sacerdoti, religiosi e religiose di diverse congregazioni, membri delle famiglie delle sorelle, amici, vicini e benefattori.

Come in tutte le Comunità delle Pie Discepole del Divin Maestro in India, anche questa Cappella, dove si vivrà con fedeltà l’Adorazione Eucaristica, rimarrà aperta al pubblico. Inoltre, in un'ala della casa, sarà anche avviato il Ministero della medicina olistica.

La casa, denominata "PRARTHANALAYA" - CASA DI PREGHIERA, è stata progettata da Sr. Vimala Thottumannil pddm.


In un articolo pubblicato in occasione del centenario del Patto o Segreto di riuscita abbiamo invitato Sorelle e Fratelli a condividere le proprie testimonianze sull'efficacia del Patto o Segreto di riuscita nella loro vita. In attesa dei prossimi contributi, presentiamo la testimonianza di don Innocenzo Dante, che ha collaborato con la Provvidenza per far rinascere la Società San Paolo in Polonia.

 

Non io, ma la Provvidenza



Il segreto di riuscita? La risposta ci viene dal nostro beato Fondatore, che di “riuscite” secondo il Signore ne ha sperimentate molte. Egli disse e ripeteva: Con la fede e l’umiltà si può ottenere tutto.

In effetti, la stessa preghiera del “patto”, l’Alberione la scrisse e la pronunciò, lui per primo - come ha testimoniato il beato Timoteo Giaccardo - nel lontano 7 gennaio 1919, precisando che chi non si sentiva di pronunciare questo patto con il Signore, rimaneva libero di non farlo.

Don Alberione, profondamente e totalmente uomo di Dio, fin dall’infanzia aveva appreso che tutto si realizza come un amoroso progetto della Divina Provvidenza. Si sa che nello stesso stemma del casato della famiglia Alberione – inizialmente “Albrione” – vi era scritto: In te Domine speravi. E quindi non possiamo non ritenere che il nostro Beato Fondatore avesse assunto per sé questa convinzione e questo programma di vita: Tutto viene da Dio, tutto deve procedere secondo Dio e tutto deve essere a Lui riferito; come san Paolo: Da me nulla posso, con Dio posso tutto in colui che mi dà forza (cfr Fil 4,13).

Don José Antonio Pérez, nostro ex postulatore generale per la causa dei Santi, annotava opportunamente: «A riguardo del “patto” non siamo di fronte ad una semplice formula magica dalla sorprendete efficacia che con il solo pronunciarla produce i suoi effetti benefici. Non si tratta di una semplice formula, ma dell’esperienza viva di una vera alleanza con Dio e il suo strumento che mette a prova e fa crescere l’impegno e la fede del credente, che consegna se stesso nelle mani del suo Creatore, riconosciuto come sorgente unica di vita e di fecondità in tutto».

Personalmente, pur consapevole di tanta mia povertà – per cui sono sempre stato convinto che se la Provvidenza avesse trovato uno più povero di me l’avrebbe scelto – sono altrettanto convinto che rientrava nei disegni della Provvidenza la nostra “rinascita” in Polonia, e io ne sono stato solo lo strumento. «Una matita nelle mani di Dio» diceva di sé Madre Teresa di Calcutta; ma io potrei dire – e ne chiedo perdono per tante incorrispondenze – “una matita spuntata” nelle mani di Dio. Ma il fatto di essere stato nelle mani di Dio e Lui protagonista, ha prodotto la nostra rinascita e il suo sviluppo. Ecco perché, pensando alla nostra realtà polacca, ripeto sovente e con convinzione: la nostra provvidenziale “rinascita”, attribuendo ai primi don Ravina e don Robaldo il merito per aver collaborato alla “prima nascita”, e solo al Signore Provvidente la nostra “rinascita”. Non a me!

Che dire ancora? Certamente il segreto di ogni riuscita, cioè di ogni azione che porti frutto, risiede nell’affidarsi al Signore, nel farsi guidare da Lui, nel confidare in Lui:Da me nulla posso, con Dio posso tutto.

Nella catechesi di domenica 19 gennaio 2014, papa Francesco rifletteva: “…forse ognuno di noi ha una tormenta nel cuore, forse ha un buio nel cuore, forse si sente un po’ triste per una colpa”; per essere sollevati da questi pesi la risposta è Gesù: “Lui è venuto a togliere tutto quello (il buio), lui ci da la pace, lui perdona tutto”; “Gesù mai ha smesso di essere agnello, mite, buono, pieno d’amore, vicino ai piccoli, vicino ai poveri“.

E l’amore di Gesù non è un amore parziale; il suo amore, ha sottolineato papa Francesco “toglie il peccato con radice e tutto: questa è la salvezza di Gesù“. Dobbiamo quindi avere fiducia in Gesù. Tante volte abbiamo fiducia nel medico, nei familiari, nei fratelli piuttosto che negli amici ma dimentichiamo la fiducia nel Signore!”. Facendo così, ha ribadito il Papa, dimentichiamo la cosa più importante, poiché “Questa è la chiave del successo nella vita: la fiducia nel Signore!”. “Affidarci al Signore è una scommessa che dobbiamo fare“, ha concluso il Pontefice, “e Lui mai delude, mai!“.

Ora è chiaro dove risieda il vero segreto di riuscita: nell’affidarsi al Signore, nel fidarsi di Lui.

Posso attestare che tutti i primi passi della nostra rinascita rientrano in questa logica spirituale, ed anche umana: la certezza che rientrava in un progetto di Dio, al quale io dovevo assecondare con tutto me stesso e valorizzando tutti i mezzi. Qualcun diceva ch’io fossi molto furbo anche nell’affrontare difficoltà burocratiche e doganali. Io dico che pregavo e mi fidavo della Provvidenza.

Nei molteplicità viaggi Italia-Polonia-Italia che feci – forse più di cento, poiché nei primi anni dal 1977 potevo venire solo con il permesso rilasciatomi dal Consolato polacco a Roma – quanta fiducia nel Signore nutrivo nel cuore; quanti rosari per poter passare le diverse frontiere doganali: Austria, Cecoslovacchia, Polonia, e tutto risultava positivo, senza alcuna difficoltà: Come potrei pensare che non fosse la Provvidenza che mi guidava? L’allora superre generale don Renato Perino mi ripeteva: Caro Dante, anche a nome della Congregazione devo ringraziarti per quanto stai facendo: ti fidi sempre della Provvidenza e la Provvidenza agisce sempre con te. È vero: non io, ma la Provvidenza!

Ecco allora il segreto di riuscita, di ogni riuscita: fidarsi della Provvidenza, affidarsi alla Provvidenza, essere certi che Dio è il protagonista di ogni nostra storia umana e spirituale. A noi solo di lasciarLo operare.

 

Sac. Innocenzo DANTE

10 aprile 2019

«In questo primo anno di presenza in Ghana, abbiamo veramente sperimentato la provvidenza di Dio! La nostra grandezza non è stata nel fare grandi cose, ma piccole cose con grande amore. Questo è quello che abbiamo vissuto tra la gente con cui viviamo e lavoriamo. Nel 2000 l’arcivescovo di Kumasi, mons. Peter Kwasi Sarpong (ora emerito), aveva invitato le Figlie di San Paolo nella sua diocesi. Per mancanza di personale questa richiesta si è concretizzata solo dopo 17 anni, grazie alle nuove vocazioni africane.

Ora stiamo vivendo una calorosa accoglienza da parte di tutti e il sostegno della Chiesa locale. Abbiamo ricevuto la grazia della presenza dell’arcivescovo emerito che è venuto appositamente per darci il suo benvenuto in Ghana e nell’archidiocesi. Ha voluto presentare personalmente la nostra missione al popolo, un momento commovente che ci ha fatto percepire il suo amore e il suo sostegno.

Dal nostro arrivo a Kumasi, la principale attività apostolica è stata, ed è ancora, quella di visitare le varie diocesi e i seminari maggiori, dal nord al sud del Ghana. Nel nostro pellegrinare abbiamo sentito e toccato con mano la Divina Provvidenza attraverso tanti benefattori che ci hanno offerto cibo e alloggio gratis! La maggioranza sono i nostri cari fratelli e sorelle religiosi, vescovi, rettori dei seminari e parroci. Strumenti generosi per farci raggiungere molte persone. Questo nuovo anno è iniziato e continua all’insegna di molte benedizioni. Il 10 febbraio abbiamo avuto l’occasione di accogliere nella nostra casa i rettori e i formatori di tutti i seminari maggiori del Ghana, riuniti nel seminario maggiore San Gregorio, che ha sede proprio a Kumasi, vicino alla nostra casa. Quale occasione più bella per invitare tutti a pranzo con la nostra comunità? Durante i nostri viaggi apostolici noi siamo sempre state ricevute da loro con amore e generosità. Questo è stato per noi il momento per contraccambiare, far conoscere meglio il nostro carisma e dimostrare la nostra riconoscenza per la loro collaborazione nella missione paolina.

Toccanti sono state le parole di mons. John Opoku-Agyemang, rettore del seminario che ha ospitato l’evento: “Siamo molto riconoscenti per questo incontro che rafforza il legame di amicizia tra noi e voi, sorelle, e ci aiuta a condividere il nostro comune ministero. Viviamo lo stesso impegno di evangelizzazione. Permettetemi di fare una richiesta a nome di tutti. Noi abbiamo conosciuto le Figlie di San Paolo, ma voi non avete conosciuto tutte le nostre diocesi. Forse noi possiamo presentare ai nostri vescovi la vostra missione e ai nostri sacerdoti quello che fate, così che se un giorno venite nelle nostre diocesi per esplorare la possibilità di aprire una comunità o per incontrare possibili vocazioni, noi possiamo essere la strada per facilitare e rendere la vostra presenza in Ghana significativa e apprezzata”.

Il nostro grazie a questa Chiesa generosa. Da parte nostra l’impegno sarà altrettanto generoso affinché la gente veda e trovi in noi e nella nostra missione, il volto misericordioso del Maestro Divino. Ricordate questo ultimo e piccolo germoglio in terra africana!».

sr Justine, sr Mariuccia, sr Yvonne, sr Jennifer e sr Elidemidah

FSP Italia: + Sr Rita Nume

on 02 Aprile, 2019