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Carissimi
Sacerdoti, Fratelli e Sorelle della Società San Paolo!
Compiendo
la visita pastorale a questa parrocchia, nel centenario della nascita di Don
Giacomo Alberione, vostro venerato Fondatore, e nel trentesimo anniversario
della consacrazione di questo magnifico tempio da lui voluto, con viva
commozione sono venuto in questa cripta per pregare sulla tomba del grande
apostolo delle "comunicazioni sociali". E proprio da questo luogo
così intimo per voi tutti e così significativo, desidero porgere al
Superiore generale e ad ognuno di voi il mio saluto più cordiale.
Qui, vicino alla venerata salma di Don
Alberione, il pensiero va al suo apostolato, che è stato ed è tuttora un
grande dono di Dio alla Chiesa e alla società.
Don Alberione si è impegnato a seminare
a piene mani il buon grano della Verità, della carità, della speranza, della
grazia divina, con i mezzi della scienza e della tecnica moderna.
Scrivere, stampare, diffondere: questo fu
il suo programma all’inizio, a cui si aggiunsero poi la cinematografia, la
discografia, la televisione; ma soprattutto sentì fortemente la necessità e
la missione della stampa: "Il mondo vive del giornale – diceva – e la
cattiva stampa è la causa di molti mali della presente società" ed era
angosciato dal pensiero che ogni notte fossero stampati milioni e milioni di
giornali e riviste che avrebbero sparso sulla terra il veleno dell’errore e
del peccato. Sentiva assillante e tormentoso il bisogno di reagire con la
stampa buona e retta, di controbattere l’errore, di insegnare la dottrina
rivelata dal Divin Maestro, Via Verità e Vita e comunicata dalla Chiesa.
Questo fu il suo ideale, per il quale fondò le varie Istituzioni maschili e
femminili e passò attraverso drammatiche difficoltà, sempre coraggioso e
fiducioso.
In questo breve incontro, vicino al
vostro Fondatore, desidero esortarvi a seguire il suo esempio e le sue
direttive, e incoraggiarvi a continuare con grande fervore e con profonda
convinzione la sua opera. È Gesù, il Divin Maestro, che si serve di voi in
modo particolare per diffondere nel mondo attuale con i mezzi moderni il
Vangelo, e l’intero patrimonio dottrinale che da esso si è sviluppato, sia
nel campo del dogma come in quello della morale, dell’ascetica, del diritto.
Siate sempre fedeli al suo "carisma", al suo esempio, alle sue
direttive!
Come voleva Don Alberione, puntate sempre
e prima di tutto sulla vostra formazione spirituale, convinti che il vostro
lavoro è "soprattutto questione di anime" e che il vostro spirito
eminentemente evangelico e apostolico è fonte di nuove vocazioni e di ardente
perseveranza.
Nonostante le difficoltà oggettive del
mondo moderno, particolarmente nel campo della stampa e degli audiovisivi, e
nonostante le preoccupazioni che vi assillano per tanti motivi, continuate ad
avere fiducia e coraggio, affidandovi a Maria, Regina degli Apostoli. In una
lettera ai fratelli ed alle sorelle del Congo, Don Alberione scriveva:
"Siamo sempre nelle mani del Signore e sono buone mani! Vivere nell’intimità
di Dio è gioia e grazia; nel contatto con Dio riceviamo luce e
orientamento" (11 dicembre 1962). Maria Santissima, che vi esorto a
pregare sempre con grande affetto, vi faccia sentire questa intima gioia.
Interceda per voi San Paolo, e vi
accompagni la mia Benedizione, che ora di gran cuore vi imparto e che estendo
a tutti i vostri Confratelli e Consorelle, con animo grato anche per il
servizio che alcuni di essi rendono alla Santa Sede.
Prima
di impartire la Benedizione conclusiva, il Papa ha aggiunto un’altra
importante considerazione al suo discorso:
È
un eredità speciale che il vostro fondatore vi ha lasciato denominando la
vostra società "Società S. Paolo", perché sappiamo bene che cosa
porta con sé quel nome: Paolo, Paolo Apostolo. E si vedeva anche quali erano
le sue sante ambizioni, i suoi santi desideri, denominando così la vostra
società: voleva che lo spirito di S. Paolo si incarnasse in questa società e
si facesse spirito dei nostri tempi. Quante volte abbiamo sentito dire: se S.
Paolo vivesse nei nostri tempi, se facesse i giornali, la radio, la
televisione, se camminasse con gli aerei – il Papa cerca di farlo –. I
nostri paragoni sono sempre insufficienti, ma possiamo sempre intuire questa
ispirazione che portava Don Alberione a denominare la sua comunità
"Società S. Paolo". Non posso non esprimere la mia ammirazione per
la sua paternità, fecondità spirituale: straordinaria, stupenda nel fondare
tante famiglie religiose, nell’omelia ne ho citate tre, ma sono dieci.
Interceda per voi S. Paolo.
Impartita
la Benedizione, mentre l’assemblea cantava il "Salve Regina",
Giovanni Paolo II si è raccolto in preghiera dinnanzi alla tomba di don
Giacomo Alberione e di don Timoteo Giaccardo, primo sacerdote della Società
S. Paolo, e poi sulla tomba di Madre Maria Teresa Tecla Merlo, confondatrice
delle Figlie di S. Paolo.
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