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AP Italia: Itinerario di discernimento – Paolo e Alberione

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ITINERARIO DI DISCERNIMENTO VOCAZIONALE PER GIOVANI SUI PASSI DI SAN PAOLO E DEL BEATO GIACOMO ALBERIONE

LA CHIAMATA DI DIO

Dal primo libro di Samuele (3,1-10)

Il giovane Samuele serviva il Signore alla presenza di Eli. La parola del Signore era rara in quei giorni, le visioni non erano frequenti. E quel giorno avvenne che Eli stava dormendo al suo posto, i suoi occhi cominciavano a indebolirsi e non riusciva più a vedere. La lampada di Dio non era ancora spenta e Samuele dormiva nel tempio del Signore, dove si trovava l’arca di Dio. Allora il Signore chiamò: «Samuele!» ed egli rispose: «Eccomi», poi corse da Eli e gli disse: «Mi hai chiamato, eccomi!». Egli rispose: «Non ti ho chiamato, torna a dormire!». Tornò e si mise a dormire. Ma il Signore chiamò di nuovo: «Samuele!»; Samuele si alzò e corse da Eli dicendo: «Mi hai chiamato, eccomi!». Ma quello rispose di nuovo: «Non ti ho chiamato, figlio mio, torna a dormire!». In realtà Samuele fino ad allora non aveva ancora conosciuto il Signore, né gli era stata ancora rivelata la parola del Signore. Il Signore tornò a chiamare: «Samuele!» per la terza volta; questi si alzò nuovamente e corse da Eli dicendo: «Mi hai chiamato, eccomi!». Allora Eli comprese che il Signore chiamava il giovane. Eli disse a Samuele: «Vattene a dormire e, se ti chiamerà, dirai: “Parla, Signore, perché il tuo servo ti ascolta”». Samuele andò a dormire al suo posto. Venne il Signore, stette accanto a lui e lo chiamò come le altre volte: «Samuele, Samuele!». Samuele rispose subito: «Parla, perché il tuo servo ti ascolta».

«La vita è dono di Dio. Come vuoi usarla?».

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi (15,10)
Per grazia di Dio, però, sono quello che sono, e la sua grazia in me non è stata vana.

Probabilmente don Alberione incontrandoti ti ripeterebbe queste parole, forti, centrali, spesso inquietanti ma che aprono ad orizzonti impensati se solo cominci a prendere sul serio l’affermazione di partenza e a far tuo l’interrogativo che segue. Non fermarti subito al punto di domanda finale, potresti guardare la tua vita e vederla troppo limitata per impegnarla, o sentirti già arrivato prima di partire e per questo bloccato sulle tue sicurezze, o perderti tra tante possibilità di scelta. Parti piuttosto da un dato di fatto presente in te e che può farti scoprire il gusto di ciò che sei: la vita è dono ricevuto che trova tutto il suo valore e la sua bellezza solo nel farsi a sua volta dono. Per questo è importante chiedersi “come usarla” perché non venga disperso niente di ciò che sei ma tutto ritrovi pienezza.

Conosci la tua via? Seguila, l’amerai

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Galati (1,15-17)

Quando Dio, che mi scelse fin dal seno di mia madre e mi chiamò con la sua grazia, si compiacque di rivelare in me il Figlio suo perché lo annunciassi in mezzo alle genti, subito, senza chiedere consiglio a nessuno, senza andare a Gerusalemme da coloro che erano apostoli prima di me, mi recai in Arabia e poi ritornai a Damasco.

Giacomo Alberione ha sempre avuto della vita e della vocazione un concetto ampio e dinamico, proprio delle persone che imparano a conoscersi a partire dallo sguardo di Dio.

Come spesso fanno i giovani, anche lui scriveva dei pensieri riguardo a ciò che viveva e si interrogava profondamente su come orientare il proprio futuro. Così riflettendo sulla vocazione, quando aveva circa 17/18 anni, sintetizza: «L’uomo deve seguire la sua vocazione. 1° Perché solo in questa via troverà soddisfatti i suoi desideri. 2° Perché solo in questa via potrà trovare la felicità. 3° Perché solo in questa via potrà con certezza arrivare al suo fine… Dunque conosci la tua via? Seguila, l’amerai…»[1]. Il giovane Alberione aveva capito una verità fondamentale e molto liberante: la vocazione personale è la consegna da parte di Dio del suo pensiero d’amore sulla vita; è la possibilità di conoscersi a partire da come Lui conosce; è fare esperienza di essere amato e voluto da sempre perché l’amore è l’unico modo con cui Dio entra in dialogo con te. Per questo è possibile fidarsi e affidarsi nel rispondere a quanto Lui propone.

Per narrare una duplice storia

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo a Timoteo (1,12-16)

Rendo grazie a colui che mi ha reso forte, Cristo Gesù Signore nostro, perché mi ha giudicato degno di fiducia mettendo al suo servizio me, che prima ero un bestemmiatore, un persecutore e un violento. Ma mi è stata usata misericordia, perché agivo per ignoranza, lontano dalla fede, e così la grazia del Signore nostro ha sovrabbondato insieme alla fede e alla carità che è in Cristo Gesù. Questa parola è degna di fede e di essere accolta da tutti: Cristo Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori, il primo dei quali sono io. Ma appunto per questo ho ottenuto misericordia, perché Cristo Gesù ha voluto in me, per primo, dimostrare tutta quanta la sua magnanimità, e io fossi di esempio a quelli che avrebbero creduto in lui per avere la vita eterna.

Ed è proprio dall’aver imparato a guardare la vita con lo sguardo di Dio che più tardi don Alberione, riflettendo su di sé, potrà raccontare la propria esperienza vocazionale come“una duplice storia” in cui si sono incontrate la sovrabbondante ricchezza della misericordia di Dio e la propria storia personale, impastata anche di fragilità e limiti, ma sempre attenta e disposta a comprendere – per poi fare – quanto il Signore chiedeva [2].

La ricerca della volontà di Dio non può far a meno di partire da questo duplice orizzonte: il riconoscimento di quanto hai ricevuto da Dio mette in evidenza come la risposta è spesso parziale e limitata, i tuoi slanci fanno i conti anche con le tue resistenze, i tuoi sogni si incontrano con le contraddizioni che abitano in te. Però è solo nell’esperienza del mettere a disposizione tutto ciò che sei per compiere quanto il Signore ti chiede, che la tua risposta diventa autentica. Come per don Alberione la tua umanità e l’azione della grazia di Dio in te possono «camminare in modo così associato, da non lasciar scoprire la distinzione tra esse», e possono procedere «sempre in un’unica direzione» [3].


Il Signore dà le sue luci al momento opportuno

Dagli Atti degli Apostoli (9,3-6)

E avvenne che, mentre era in viaggio e stava per avvicinarsi a Damasco, all’improvviso lo avvolse una luce dal cielo e, cadendo a terra, udì una voce che gli diceva: «Saulo, Saulo, perché mi perséguiti?». Rispose: «Chi sei, o Signore?». Ed egli: «Io sono Gesù, che tu perséguiti! Ma tu àlzati ed entra nella città e ti sarà detto ciò che devi fare».

Don Alberione ti è testimone, in tutta la sua lunga vita, che per comprendere la volontà di Dio è importante entrare in una relazione personale con il Signore, chiamare per nome, giorno dopo giorno, quelle luci con cui Lui ti si rivela, fino a riconoscere quella luce maggiore capace di prenderti a tal punto da far orientare completamente verso di essa ciò che sei. Molte volte sembra che le luci tardino a venire o siano troppo fioche per farti comprendere chi sei nel disegno di Dio e quale vocazione particolare Lui ti affida. Quando sembra che anche a te stia capitando così, prova a ricordare questa immagine, molto semplice ma efficace con cui don Alberione suggeriva di verificare la propria ricerca: «Il Signore accende le lampadine, in avanti, man mano che si cammina ed occorre; non le accende tutte, subito all’inizio, quando ancora non occorrono; non spreca la luce; ma la dà sempre a “tempo opportuno”»[4]. Così la tua storia personale diventa storia personale di salvezza in cui man mano che cammini il Signore accende le sue luci. Il bello è che queste luci non le spegne più (al Signore non piace il black-out) e in un cammino di ricerca vocazionale occorre continuamente farne memoria per comprendere come il Signore ti ha condotto e ha fatto Alleanza con te..


Alla Scuola di Gesù / Tu, preso tutto da Gesù Maestro

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippesi (3,8-11)

Ritengo che tutto sia una perdita a motivo della sublimità della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore. Per lui ho lasciato perdere tutte queste cose e le considero spazzatura, per guadagnare Cristo 9ed essere trovato in lui, avendo come mia giustizia non quella derivante dalla Legge, ma quella che viene dalla fede in Cristo, la giustizia che viene da Dio, basata sulla fede: perché io possa conoscere lui, la potenza della sua risurrezione, la comunione alle sue sofferenze, facendomi conforme alla sua morte, nella speranza di giungere alla risurrezione dai morti.

Ma c’è un punto focale nella vita di don Alberione a cui è giunta e da cui è ripartita la sua risposta vocazionale: è l’incontro con Gesù, amato e da lui fatto conoscere come Maestro e Pastore Via, Verità e Vita. Senza stancarsi don Alberione ha ripetuto a tutti coloro che lo hanno incontrato, e oggi ripete anche a te, che è solo entrando alla Scuola di questo Maestro e lasciando che Lui plasmi in noi i suoi stessi sentimenti di amore al Padre e agli uomini, che la vita non solo trova senso ma trabocca così tanto di significato da non poter fare a meno di portare questa bella notizia a tutti gli uomini con cui si vive. Per questo amava ripetere: «Maestro la tua vita mi traccia la via»[5]. È nell’incontro con Lui che giorno per giorno trovi orientamento sicuro per la tua vita ed impari ad “esserci tutto” nella risposta a ciò che Dio chiede. Prova a leggere con calma queste parole di don Alberione e a sentire cosa ti dicono. Non parlano forse del mistero che abita in te e del tuo desiderio di trovare pienezza e unità? «Ognuno va a Cristo col grande problema di se stesso: un problema sempre urgente, imprescindibile: prendere la giusta “via”, inquadrarsi esattamente nella “verità “, per un sicuro e pieno sviluppo della “vita”. Ognuno va al Maestro disponendo di un potenziale notevole, che chiede solo di essere messo in atto con grande pienezza: mente, volontà e cuore dei singoli devono essere messi in atto affinché tutto l’uomo, nel contatto formativo col Maestro, ottenga quel processo evolutivo quadrato e completo che è nella profonda aspirazione di ogni vita»[6].

 

Pregare, riflettere, consigliarsi, decidere [7].

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicesi (5,21)

Vagliate ogni cosa e tenete ciò che è buono.

Ma come è possibile comprendere quanto il Signore ti chiede?

Ecco quattro “attenzioni speciali” che don Alberione ha indicato ai giovani come te in ricerca (e ti assicuro che sono stati davvero molti i giovani aiutati da lui a comprendere e seguire la volontà di Dio e ancora oggi i suoi figli e figlie ci sono testimoni della fedeltà alla loro scelta di vita!):

1° Preghiera, perché la luce di Dio penetri l’anima.

Questa prima attenzione ti dice come per conoscere ciò che Dio vuole da te è necessario dargli tempo perché Lui ti parli, si faccia conoscere attraverso la sua Parola, piano piano ti faccia più sensibile a tutte le necessità che incontri attorno a te perché tu sappia servirle come ha fatto Gesù. Solo la preghiera, non come formula ma come esperienza personale di incontro con Gesù Maestro, permette di entrare in quel cammino che porta ad assomigliargli di più fino a dire con S. Paolo “non son più io che vivo ma è Cristo che vive in me” (Gal 2,20).

2° Pensarci su! La scelta dello stato e la susseguente corrispondenza è il grande problema della vita. Per don Alberione è necessario conoscere le diverse possibilità di scelta di vita per poter poi scegliere la propria; è importante stimare tutte le vocazioni che formano la Chiesa per scoprire sempre meglio la bellezza di quella a cui si è chiamati. E per questo è necessario che ciascuno conosca le proprie attitudini, i propri desideri, le proprie sensibilità nei confronti degli altri, le proprie aspirazioni profonde, perché è in queste che Dio si rivela ed è in questi che è possibile farsi dono.

3° Consigliarsi. Con persona che sa, che ama, che cerca il vero bene.

Per esperienza personale don Alberione ha conosciuto quanto è importante essere accompagnato da una persona con cui rileggere il proprio cammino personale. Il suo direttore spirituale è stato il can. Francesco Chiesa con il quale ha veramente vissuto, per tantissimi anni, la sua seria ricerca. Tu hai incontrato una persona con cui confrontare il tuo cammino?

4° Decidersi. È l’obiettivo di ogni ricerca. Quando le luci si fanno più chiare e ti sembra di aver capito… fidati e comincia a camminare verso quanto hai compreso! Se è vero che ogni scelta comporta una rinuncia, ed è sempre faticoso rinunciare, cerca anche di aprirti allo stupore per ciò che trovi!

Signore fai di me
quel che vuoi che io sia,
come vuoi che io sia,
come vuoi che io faccia[8].
(Beato Giacomo Alberione)


 

[1] Sono creato per amare Dio. Diario giovanile, p. 25.
[2] Abundantes Divitiæ GratiæSuæ. Storia carismatica della Famiglia Paolina, 1.
[3] AD, 28.
[4] San Paolo, aprile-maggio 1959.
[5] Donec Formetur Christus in vobis, 39.
[6] Ut perfectus sit homo dei. Mese di esercizi spirituali. Aprile 1960, II, 10.
[7] UPS I, 219. Cf. Don Alberione alle Apostoline, 14 marzo 1965.
[8] Don Alberione alle Apostoline 1959, 56.

Mis à jour ( Jeudi, 29 Décembre 2011 10:57 )  
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